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Annotazione H/145 (13/08/2018 - 11:35)
Scritto da lg in Thursday 12 June 2008 – 13:55 -Negli ultimi tempi, le giornate di fine agosto si sono fatte opprimenti: il caldo torrido ha reso l’aria tanto vischiosa da rallentare i movimenti. E’ colpa dell’ozono o dello smog o di qualsiasi altra cosa. E’ certo che dovrà pure esserci un responsabile: altrimenti che senso avrebbe un clima così insopportabile?
Questi pensieri trapassano il cervello di Moog al massimo della velocità consentita in tali circostanze; considerando che anche la qualità del suo tessuto neurale è una variabile da tenere in considerazione: con estrema lentezza. Moog è un esemplare maschio di circa trenta anni, addomesticato senza troppe difficoltà. Si lava i denti con regolarità, cura la propria igiene, ma senza esagerare. Nonostante questo, il suo giovane corpo è appesantito da una vita sedentaria. L’acquisto di una cyclette potrebbe creare le giuste condizioni mentali per una riduzione del peso.
Lo troviamo seduto al tavolo della cucina. Si guarda le mani, le annusa, le studia. Guarda il pavimento. Pensa. E’ qualche giorno, ormai, che è inquieto: una strana sensazione di disagio si è attaccata con gli artigli alla sua anima e non riesce a scrollarsela di dosso.
La luce della sera se ne frega ed entra di traverso dalle persiane socchiuse per il caldo: le zone di ombra e quelle di luce si dividono lo spazio, in modo netto e senza compromessi. Legate da un accordo sinistro, indiscutibile, l’una lascia il posto all’altra, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio. E Moog fissa con ostinata insistenza l’evolvere geometrico delle figure sul pavimento consumato. Uno degli ultimi rettangoli di luce sfiora delicatamente la punta della sua scarpa sinistra. Sta arretrando alla velocità della luce: se solo riuscisse a fermarlo per qualche secondo, la sua vita cambierebbe, lui sarebbe un uomo migliore e Rosby ne sarebbe orgogliosa.
L’ineluttabile destino dell’alternanza è messo fuori gioco da un gesto violento e deciso che improvvisamente toglie a Moog ogni speranza di redenzione: Rosby spalanca le persiane ed una luce arancio robbia travolge qualsiasi cosa, senza pietà.
I loro occhi si incrociano un istante prima che lei si sieda di nuovo sul divano logoro. Il suo magro corpo è vinto dalla forza di gravità e mentre si accomoda sui cuscini semi-impermeabili, ogni suo piccolo movimento provoca degli strani suoni appiccicosi. Lei guarda la televisione ed è un’esemplare femmina che ha circa la stessa età di Moog. E’ spenta. Il suo giovane corpo è gracile; nonostante sia molto più attenta all’igiene personale dell’altro esemplare, i suoi capelli sembrano sporchi e la sua pelle è costantemente coperta da una patina di unto. I suoi denti, invece, sono sani. Sicuramente non è bella e nemmeno graziosa: è un mucchio di ossi disarticolato che si muove a scatti improvvisi. Tutto quello che le abbiamo fatto ha avuto un impatto piuttosto traumatico nella psiche di questo esemplare: il suicidio pare l’unica soluzione percorribile fino a che nuove metodologie psichiatriche non verranno messe a punto.
Le nuove condizioni atmosferiche che si sono create nella stanza, dopo che le persiane sono state spalancate non lasciano indifferente Moog. La luce del tramonto ha svelato dettagli inquietanti. Il contrasto accentuato ha definito i confini senza esitazioni, svelando le esatte dimensioni delle cose: gli elettrodomestici sono giganti. Hanno proporzioni disumane e prepotenti e sono capaci di esprimere una violenza priva di rimorsi, la stessa di cui solo Dio è capace. Moog ne è impressionato e terrorizzato. Rosby, rannicchiata sul divano. Le mura sono troppo vicine, il soffitto è troppo basso. Continueremo ad avvicinarle ancora nei prossimi giorni. Occupano il loro spazio vitale: tutto quello che gli resta. Qualche metro quadrato, impestato da un odore fetido e da elettrodomestici bellicosi, al quarto piano di un condominio. Forse può fare ancora qualcosa per lei. Con queste forze in gioco, i suoi dubbi superano di gran lunga le sue certezze. Che siano le sue mani a puzzare in questo modo? O forse è lei, sudata e incollata al divano?
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