Don De Lillo - Underworld
Scritto da Kitiana in Monday 4 February 2008 – 17:26 -
Parlare di Don De Lillo è parlare della società contemporanea, di un mostro sacro della narrativa americana che è riuscito non solo ad intepretare le angosce e le contraddizioni ma ad anticipare le pulsioni sotteranee.
Osservate la copertina di Underworld: le torri gemelle sullo sfondo avvolte in una nube di fumo, una croce davanti e un’aquila (l’America) che vola di lato. Non occorre essere un semiologo per capire la forza evocativa di un’immagine come questa. Il punto è che De Lillo scrisse il romanzo nel 1997, ben prima dell’11 settembre, e scelse lui stesso questa foto come copertina, imponendola agli editori di tutto il mondo. Inquietante, no?
Il capolavoro dello scrittore italoamericano cresciuto nel Bronx è l’affresco lungo 900 pagine di un’America che non ti aspetti. La palla del fuorigioco con cui nel 1953 Bobby Thomson regala la vittoria ai Giants è il file rouge che lega insieme le vite e i personaggi del romanzo e passando di mano in mano, attraverso le generazioni, ci trascina negli angoli più impensabili degli Usa.
Dalla storia del capo della Cia a quella Frank Sinatra, dalla povertà di un ragazzino di colore alla borghesia annoiata di un collezionista, la prosa onirica e avvincente di De Lillo ci mette davanti uno specchio in cui ognuno di noi inesorabilmente si riconosce.
Sullo sfondo la paura della bomba atomica, l’eterno complotto che si deve avverare (remember Pynchon?) e un’America multietnica che diventa globale, sempre più alla deriva, sommersa dai propri rifiuti.
Sono proprio i rifiuti il grande tema di fondo che De Lillo ci propone.
Noi non siamo più ciò che produciamo ma neppure cio che consumiamo: noi siamo i rifiuti che creiamo. Il legame tra il consumare e il produrre spazzatura è stretto tanto quanto quello tra consumare e esistere.
Questa società che crea soldi dai rifiuti, che ne fa persino delle opere d’arte è marcia alla base. La nuova ricchezza non può che produrre altra povertà, il bombardamento delle merci e delle immagini non può che farci sentire più soli.
C’è poco da aggiungere De Lillo è un grande profeta dei nostri giorni.
(Sebbene abbia trovato il suo ultimo libro Falling man piuttosto scialbo, ma d’altronde non sarebbe umano se riuscisse a rimanere sui livelli di Underworld in ogni opera. L’ispirazione gli scrittori non se la possono inventare, neppure quando sono dannatamente talentuosi come De Lillo).
Ti piace? Leggi anche:
Tags: De Lillo, libri, postmodernismo, underworld
Scritto in Catching in the rye |
10 Comments to “Don De Lillo - Underworld”
Commenta!


(5 voti, voto medio: 4.8 su 5)





February 4th, 2008 at 19:05
Anche io amo DeLillo. Underworld insieme a Rumore Bianco ci raccontano un’America (mondo) spaventato dagli stessi spettri che pochi anni prima erano angeli.
Ho pensato a Underworld quando, guardando Into the Wild ho visto il pittore che dipingeva nel deserto.. mi ha ricordato l’artista, uno dei personaggi, che dipinge le carcasse degli aerei da guerra..
February 5th, 2008 at 9:09
questo è amore!!!
mi arriva oggi!
February 6th, 2008 at 11:03
Sono felice di notare che i commenti ai miei post sono molto più interessanti dei post stessi ^_^ Rumore Bianco è un altro libro da leggere assolutamente… per quanto riguarda Into the wild è un film che mi ha molto colpita e che si conferma pieno di suggestioni e rimandi
February 9th, 2008 at 17:14
Ho appena finito proprio oggi di leggere Underworld, ho dedicato un’intero anno della mia vita di lettore a questo libro… quando ho capito quanto fosse perfetto ho optato per una lettura molto attenta (rimandi, riletture, approfondimenti e infine una rilettura integrale) è stata durissima, ma ne è valsa la pena! E’ con un pò di nostalgia che lo lascio ma anche con tanta voglia di ricominciare con altro! Lo consiglio a tutti quanta verità, moderna e tremenda.
February 9th, 2008 at 18:49
io ho riletto tre volte Underworld e sono sicura che se lo riprendessi in mano adesso troverei sicuramente altri sentieri nascosti nel libro che mi erano sfuggiti (in realtà mi capita con tutti i libri che ho amato)
se hai un altro anno da lettore da dedicare a un libro ti consiglio Infinite Jest di David Foster Wallace (ma anche La Recherche di Proust i 7 libri che hanno cambiato il mio cervello e che un giorno spero troverò il coraggio di riprendere in mano)
February 12th, 2008 at 0:08
standing ovation solo per aver letto la Recherche.
March 13th, 2008 at 23:14
Mi associo alla standing ovation: sto leggendo Underworld, sono a pag 500, ma ho già capito che una sola lettura non basta: comunque si tratta di un grande romanzo corale: l’equivalente di “Guerra e Pace” trasposto ai giorni nostri.
March 15th, 2008 at 14:36
regola aurea: tutti i libri (specialmente i Grandi Libri) vanno riletti più volte, si scoprono dettagli, sentieri nascosti e significati paralleli che prima ci erano sfuggiti ^_^ bello il paragone con Guerra e Pace (anche se devo ammettere che il finale di Guerra e Pace mi ha fatto venire l’orticaria!)
March 15th, 2008 at 20:22
Non ho mai letto guerra e pace; da qualche parte (Kundera?) ho letto che è un libro che si deve leggere da vecchi. Sto aspettando di diventare sufficientemente vecchio.
March 16th, 2008 at 18:19
ecco il mio errore: ero troppo giovane per apprezzare il finale (che allora giudicai estremamente noioso, la quintessenza del ‘borghese’) lo rileggerò tra una ventina d’anni ^^