Telefon Tel Aviv - Farenheit Far Enough [2001]

Scritto da pirassic in Friday 29 February 2008 – 16:46 -

Il primo, stupendo disco dei Telefon Tel Aviv, duo di Chicago composto da Charles Cooper e Joshua Eustis , è a buon titolo il loro manifesto musicale.

Interamente strumentale, è composto di brani in cui si intersecano linee eteree e raffinate spesso suonate da un piano Rhodes , ritmi di stampo elettronico e glitch che danno vita a canzoni dolci, lente, dilatate, giocate sulla predominanza alternata di ritmo e melodia.

Un pop (o glitch-pop) molto, molto elegante e accessibile, ma in cui è costantemente in evidenza la maniacale ricerca sonora dei due americani, in cui i dettagli sonici assumono un’importanza estrema nell’economia delle composizioni; un’elettronica che diventa calda e umanizzata, senza alcuna velleità danzereccia o ruffiana, ma molto vicina, intima.

Il vinile che ho fotografato rappresenta la prima edizione in disco singolo, successivamente ristampato in formato 2LP, ma in questo caso la qualità data dal minore spazio tra i solchi non è assolutamente pregiudicata.

E’ un gioiello, suona in modo spettacolare; si tratta del classico disco in cui il calore e la tridimensionalità della riproduzione analogica diventano un fattore decisivo per il pieno godimento dell’ascolto..

La cover è lucida e non ci sono inserti illustrati.

Da segnalare anche il successivo Map of what is effortless, in cui emergono maggiori elementi soul e viene introdotto il canto in molti brani.

Anno: 2001
Etichetta: Hefty Records
Qualità incisione: Ottima
Qualità vinile: Buona
Comprato da: Rock Bottom, Firenze


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lo psicologo di dio

Scritto da lg in Friday 29 February 2008 – 12:18 -

C’è un uomo di nome Gustav sdraiato su uno di quei lettini da psicologo che si vedono nei film americani; l’altro uomo è seduto su una poltrona, a fianco del lettino. Anche questa, la poltrona, assomiglia molto ad una poltrona di un qualche film americano dove c’è uno psicologo seduto su una poltrona - e in effetti quest’uomo è uno psicologo. Siamo nell’aldilà; il resto della scenografia è dunque necessariamente etereo (come un film americano).

G - Mi chiamo Gustav ed ho sonno. Le mie palpebre invocano il sonno, così come le articolazioni del mio corpo, che mi dolgono.
In particolare le ginocchia. Quando sento il dolore alle ginocchia, è il segnale che devo stendermi e dormire.
Buona notte.
P - Dorma Gustav, dorma. Si riposi.
G - Quella sua voce è insopportabile. Lei è un uomo schifoso (biasciando le parole, mentre si accomoda nel lettino in posizione fetale, come se stesse per dormire).
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Look around you!

Scritto da costanza in Thursday 28 February 2008 – 23:56 -

Stupendi falsi documentari anni ‘60.

Look around you!
Look around you!
JUST
Look around you!

Su youtube potete vedere la serie completa.


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Illustrazione

Scritto da pirassic in Thursday 28 February 2008 – 11:09 -

art by Diego Gabriele
www.improponibile.com - www.ak-house.com


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USA Anni ‘40, chi cerca trova

Scritto da logu in Wednesday 27 February 2008 – 16:44 -

Dall’ottimo sito “SHORPY un blog vecchio cent’anni” (smisurato nella quantità di foto d’epoca, fatto bene e interessantissimo) stavo studiando Howard R. Hollem facendomi piacevolmente stupire dalla modernità degli scatti. Non tanto i soggetti..ovviamente… ma i colori, le pose, i tagli, la luce… insomma la composizione (si confrontino per esempio le ambientazioni con quelle di un fotografo di cui parlerò in futuro: Erwin Olaf in particolare la serie “Hope”).
Avrei voluto scrivere qualcosa sull’autore.. contestualizzarlo e non ho trovato praticamente nulla sulla sua vita.. MA..
Ma..da link nasce link.. siamo digital (quasi) natives o no? e insomma ho trovato il FLICKR della LIBRARY OF CONGRESS che è un altrettanto interessante fondo di fotografie d’epoca di eccezionale valore storico e fotografico.
Insomma avete materiale per settimane di studio…


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Romero

Scritto da jamira in Wednesday 27 February 2008 – 11:39 -

Romero by Jamira

art by JamiralaQuaglia


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Oceansize - Everyone into Position [2005]

Scritto da pirassic in Monday 25 February 2008 – 23:24 -

Oceansize - Everyone into Position

Neo-Prog. Art Rock.

Gli oceansize sono un gruppo di Manchester assolutamente fuori dal tempo.
Canzoni lunghe, articolate, metriche dispari e ampi spazi strumentali sono le loro caratteristiche salienti, ma non concedono mai spazio al virtuosismo, al “suonarsi addosso”, al solismo come molti altri gruppi cosidetti “progressive” o “neo-progressive”.

La loro musica quindi presenta richiami appartenenti al passato ma con il linguaggio e gli strumenti di oggi.

Sanno intrecciare pesantissimi muri chitarristici (3 chitarre) a break onirici , tutto condito con metriche dispari e linee vocali molto aperte.

Questo “everyone into position” è il loro secondo album ed è forse quello in cui la loro complessità viene fuori maggiormente, in un caleidoscopio di brani molto diversi tra loro eppure uniti da quel sottile filo di follia e di sperimentazione che li caratterizza.

Doppio LP con copertina ruvida ed inserti illustrati con testi sul retro. Pregevolissimo l’artwork.

Il loro ultimo eccezionale disco, uscito nel 2007, “Frames“, non è ancora stato stampato in vinile.

Anno: 2000
Label: Beggars Banquet
Qualità incisone: Buona
Qualità Vinile: Buona
Comprato da: eBay UK


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A Heartbreaking Work of Staggering Genius - Dave Eggers

Scritto da Kitiana in Monday 25 February 2008 – 14:44 -

Una scrittura che non lascia scampo, densa di espedienti narrativi e di sperimentazioni stilistiche innovative (alcune veramente azzeccate, altre un po’ meno).
Questo è Dave Eggers, giovane scrittore americano (molto giovane quando uscì questo suo primo romanzo, almeno) che con L’opera struggente di un formidabile genio si è imposto come l’erede di Foster Wallace e di tutta quella narrativa moderna americana che noi in Italia ce la sognamo.

A tratti l’autocompiacimento di Eggers entra a buon diritto nell’onanismo ma lui ne sembra così dannatamente consapevole che non posso che strizzargli a mia volta l’occhio, divertita.
Questo a livello stilistico (a proposito quando suo fratello si mette a parlare come se fosse il suo super-io e lui lo rimprovera di uscire dal personaggio oppure quando l’amico che minaccia di suicidarsi gli rinfaccia di cannibalizzare le tragedie degli altri e le proprie… non c’è che da applaudire).

Tornando alla trama, il libro racconta la vita (romanzata) di Eggers che in poco più di un mese si ritrova orfano di entrambi i genitori (morti di cancro) e diventa tutore del fratello di soli 8 anni, Toph. (Che mi ricorda incredibilmente Phoebe, la sorellina del Giovane Holden).

Vale la pena leggere questo libro anche solo per i primi due capitoli, perchè Eggers affronta la morte in una maniera così leggera e allo stesso tempo profonda, così interiorizzata ma anche impossibile da comprendere, così folle e audace che mi sembra che sia riuscito a condensare veramente i miliardi di sfumature che stanno dietro il dolore di un individuo, sfumature auliche ma anche molto terrene, e per questo molto più tristi.

Ma la morte è rinascita, deve esserlo per forza. E così Dave vende tutto, la casa dei genitori, le poche proprietà e parte con Toph verso il sole della California. Il modo in cui cercheranno di tornare alla vita me li ha fatto sentire veramente vicini: per la strada perdono piano piano tutto, per poter tornare a riempire la mano bisogna aprila e lasciare scorrere tutto via. Persino i corpi dei loro genitori vanno perduti, perchè erano stati donati per scopi scientifici e a causa dei numerosi traslochi di Dave i resti non riescono a giungere a destinazione.
Fino a che non riuscirà a ritrovare le ceneri della madre e le spargerà sulla spiaggia che lei amava, tra il senso di colpa di non averle dato una sepoltura adeguata e la penetrante comprensione di stare vivendo una scena memorabile.

Un libro commovente, dissacrante, realistico. Eggers fotografa la generazione di cui è indiscutibilmente membro e quasi spaventa questa ineluttabile partecipazione ad un qualcosa di collettivo in un profeta dell’egocentrismo e dell’individualismo come Eggers.
Ma è questo il tratto distintivo dei grandi artisti: raccontare vicende intime, personali, uniche e riuscire a portarle fuori da quella singolarità, fino ad abbracciare la sfera delle emozioni di ciascuno di noi, accarezare le illusioni e gli incubi che ci dannano il cuore, le debolezze e le straordinarie energie che ci scorrono nel sangue.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ha il suo fascino, ma continuo a preferire Foster Wallace ^_^

 

 

 


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PJ Harvey & Josh Homme - Crawl Home

Scritto da pirassic in Saturday 23 February 2008 – 11:51 -

Sicuramente la litigata più divertente della storia del rock.

Ehi tu porco levale le mani di dosso!


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Mostri Sacri #1: Jeff Wall

Scritto da logu in Thursday 21 February 2008 – 17:31 -

Questa spiegazione, stanza per stanza, della mostra che la TATE ha dedicato a Jeff Wall è utilissima per capire la genialità dell’artista.
Jeff Wall è un fotografo che se non lo studi non ci capisci niente. Guardi le foto e non oseresti dire quello che invece pensi “mm normaline no? scialbe.. insignificanti.. “.
E invece dietro ad ogni foto c’è una storia, una costruzione lunghissima e meticolosa, c’è il riferimento a un quadro o a un periodo della storia dell’arte particolare.
Allora l’albero che si scuote al vento è arte giapponese e la stanza distrutta è uno studio dei colori e delle linee di Eugène Delacroix. Il ritratto della donna allo specchio è una citazione di Edouard Manet.
Per fare la foto della finestra che guarda il porto di Vancouver ha scelto il posto, fatto costruire la casa con la finestra nel posto giusto, ha affittato la casa a due ragazze e poi.. solo quando tutto era, a suo giudizio perfetto, ha scattato la foto.. senza parole!
Leggetelo e rimarrete catturati.. ahh dimenticavo: l’articolo è in inglese!


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Bambi meets Gozzilla

Scritto da pirassic in Thursday 21 February 2008 – 9:14 -

Un vecchio classico, semplicemente fantastico.


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The Plastic Lens - Il fascino della fotografia povera

Scritto da logu in Wednesday 20 February 2008 – 14:44 -

Chi l’ha detto che per fare belle foto si deve avere un’attrezzatura costosa? Esiste un movimento di pensiero che persegue con tenacia l’arte fotografica con macchine “low tech” ottenendo talvolta risultati di livello.

Gli adepti sono sapientemente sostenuti da alcuni marchi di nicchia in maniera piú o meno disinteressata che vendono sí macchine a basso contenuto tecnologico ma che non sono poi nemmeno troppo “low cost” considerando il materiale con cui sono prodotte.
Come in tutte le “mode” anche in questo caso si nota una certa standardizzazione dei soggetti e delle tecniche (vedi per esempio il cross-processing).

The plastic Lens si inserisce perfettamente dentro a questo filone e si distingue perché i risultati presentati sono esteticamente davvero affascinanti.
Chi di voi, guardando il sito, non si é sentito protagonista di quella “memorabilia anni ‘70″ che trasuda da questi scatti?

Quasi quasi mi é venuta voglia di comprarmi una Olga


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Loren

Scritto da jamira in Wednesday 20 February 2008 – 9:46 -

Loren by JamiralaQuaglia

art by JamiralaQuaglia - jradesign.eu


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The Screamers Vertigo

Scritto da pirassic in Tuesday 19 February 2008 – 14:54 -


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Efterklang - Parades [2007]

Scritto da pirassic in Tuesday 19 February 2008 – 9:29 -

Efterklan - Parades - Cover
Gli Alieni Danesi.

Il collettivo di Copenhagen dal nome Efterklang propone una musica aliena, glaciale, futura, fatta di microelettronica pulsante, beat minimali, glitch e suoni computerizzati contrapposti a degli strumenti inusuali nel mondo della musica electro, soprattutto fiati — Trombone, Tuba, Fagotto, Flauto, Clarino, ma anche archi e cori di molteplici elementi che aumentano ancora la dimensione straniante di questo gruppo che scavalca le etichette di elettronica, post rock e musica d’ambiente in un modo veramente unico.

Anche la bellissima cover, vagamente escheriana e dai colori di dimensione onirica, contribuisce a fare degli Efterklang qualcosa di veramente insolito acusticamente e visivamente.

Efterklang - Parades - Interno

Doppio LP a 45 giri con copertina cartonata ruvida e dischi pesanti 180 grammi.

Anno: 2007
Label: Rumraket / Leaf
Qualità incisone: Ottima
Qualità Vinile: Ottima
Comprato da: Rock Bottom Firenze


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